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REPLAY - IL VIZIO DELL'ERRORE

Collettiva d'arte contemporanea

a cura di Benedetta Spagnuolo

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REPLAY - IL VIZIO DELL'ERRORE

Collettiva d'arte contemporanea

a cura di Benedetta Spagnuolo

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Si inaugura Venerdì 25 Novembre alle h.18:30 la Collettiva d’arte contemporanea “REPLAY/Il vizio dell’errore” nell’Ex pescheria di Giarre (detta anche Sala Messina), una delle sedi più rivalutate nel territorio etneo situata tra Catania e Taormina.

“Replay” vuole essere una dichiarazione dei propri sbagli ripetuti, mostrati, a tratti giustificati e cerca di comprendere il perché di certe azioni, appunto di certi Replay; artisti da tutta Italia proveranno a stupire il visitatore attraverso flashback della loro vita riflessi su opere visive e performance, dove in questo caso la cura per uscire da questo limite del ripetersi è proprio l’atto del “mostrarsi”.

L’architettura gioca anch’essa un ruolo fondamentale nel progetto, dove i moduli ripetuti delle vetrate riprendono la tematica in questione; “Replay” infatti riflette esattamente il concetto di serialità. In un dialogo inevitabilmente collegato alla contemporaneità più attuale, le opere e l’architettura sono opposti e allo stesso tempo coincidenti, come pelle e scheletro, come centro e periferia.

 

“REPLAY” ‹rìiplei› s. ingl. [dal v. (to) replay «giocare, o rappresentare, di nuovo», comp. di re- e (to) play «giocare»] o meglio ancora: “RIPETERE”.

Sembra paradossale, a volte perfino assurdo, ma spesso le persone tendono a ripetere comportamenti che le hanno danneggiate e si rimettono in situazioni già sperimentate e pericolose dal punto di vista emotivo e/o fisico; questo accade per molte ragioni e in realtà segue una logica interna perfettamente comprensibile, sebbene in apparenza anomala.

Questa tendenza a ripetere lo stesso “errore” si chiama “coazione a ripetere” ovvero la tendenza a ripetere la stessa cosa; la coercizione a compiere ripetutamente le stesse azioni è il principio per cui una persona cerca di superare qualcosa di irrisolto che affonda le radici nel remoto passato, rimettendosi nelle identiche circostanze che provocarono quell’antica difficoltà.

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Sigmud Freud parla proprio di questo nel libro “Al di la del principio di piacere” del 1920:
"Ciò che rimane privo di spiegazione è sufficiente a legittimare l'ipotesi di una coazione a ripetere, che ci pare più originaria, più elementare, più pulsionale di quel principio di piacere di cui non tiene alcun conto".

Ma perché ripetiamo lo stesso errore?

In realtà noi tendiamo a ripetere la stessa “soluzione” e non lo stesso errore.

Ognuno di noi, in passato, ha adottato una strategia, una soluzione per uscire da certe difficoltà; questa strategia ha delle conseguenze e tra queste c’è anche il famoso “errore”.

Quindi questo comportamento nasce perché ci sembra istintivamente la cosa più ovvia e giusta da fare, esattamente come lo è stato in passato, ma il fatto che lo sia stato in passato non ci costringe a ripeterlo in futuro, anche perché spesso la stessa strategia può provocare più danni che benefici.

Allora perché lo facciamo?

Semplicemente perché le soluzioni a noi più familiari o le abitudini (anche se sbagliate) ci sembrano le più giuste se non addirittura le uniche.

Per uscire da  questi continui “Replay” la strada è quella della consapevolezza del riconoscere il meccanismo del quale si è vittime e di essere capaci di “frenarsi” quando questa abitudine  si manifesta.

Questa collettiva vuole essere un’affermazione dei propri errori e desidera soprattutto offrire spunti per uscire da questo limite, perché mostrarsi significa in questo caso prendere “atto” delle proprie azioni.

Replay è il vizio dell’errore, da percorrere, da varcare, daripetere…. replay….replay…replay….

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Artisti: Anna Acciarino / Sonia Andreani / Fedele Barletta / Dario Buccheri / Dario Caria / Valeria Di Ponio / Ilaria Facci / Petra Fantozzi / Veronica Francione / Luca Giacobbe / Daniela Giuliani / Chiara Guidotto / Letizia Lo Monaco / Annalisa Lucenti / Marina Mancuso / Silvia Marchesini / Valerio Murri / Angela Pietribiasi / Patrick Pioppi / Giovanni Pirondini / Federico Pisciotta / Angela Regina / Sere Rouge / Loredana Sansavini / Marina Scardacciu / Roberta Scuderi / Deva Nicoletta Tortone / Guendalina Urbani / Alessandra Vinotto

 

Performers: Simona Fichera / Alessandra Aci / Tania Caggegi / Martina Cannata / Giulia Cavallaro / Martina Certo / Silvana Cultrera / Martina Di Bella / Francesca Musumeci / Denise Pennisi / Luana Quattropani / Chiara Ruffino / Silvia Ruffino / Chiara Sacco / Francesca Sacco / Brenda Tomarchio

 

Data: dal 26 Novembre al 4 Dicembre 2016

Location: Sala Messina/Ex pescheria, via calderai 52, 95014, Giarre (Catania)

Vernissage: Venerdì 25 Novembre - H. 18:30 + Performance art “#ErrorNotFound”

a cura di Identità Contemporanee di Simona Fichera - Concept di Benedetta Spagnuolo e Simona Fichera - H. 19:00

Orari: Tutti i giorni - H. 16:30 / 20:00

Ingresso libero

 

Evento a cura di: Benedetta Spagnuolo

Organizzazione: ARTISTI ITALIANI - arti visive e promozione

Patrocini: Regione Siciliana - Assessorato regionale dei Beni Culturali

e dell’Identità Siciliana e del Comune di Giarre

In collaborazione con: Comune di Giarre e Identità Contemporanee

di Simona Fichera

Sponsor tecnici: Foto e video dell’evento di R&D - Roberta Scuderi e

Daniel Fazio

MediaPartner: Edizioni Lapis srl / Segnali di Suoni & Visioni in Sicilia e

Italia Art Magazine

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LOCATION: SALA MESSINA - EX PESCHERIA - GIARRE (CT)

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Ai piedi dell’Etna nella zona centralissima di Giarre (grande cittadina situata tra Catania e Taormina) scorge l’Ex pescheria del XIX, oggi denominata anche “Sala Messina”.

Questa sede è un fiore all’occhiello nel territorio etneo, l’unica pescheria nel territorio circostante ad essere stata rivalutata adesso come sede espositiva e per eventi.

La location è composta da due grandi sale (est e ovest); una è la sala conferenze, dove è possibile non solo la proiezione di video ma anche e soprattutto la possibilità di ospitare opere a parete con un’illuminazione dal carattere museale; l’altra sala è in realtà la vera e propria pescheria dove nel XIX secolo si praticava il mercato ittico; essa riprende, sia in verticale che in orizzontale, forme perlopiù triangolari che, insieme alla copertura in vetrata, donano grande personalità a tutto l’edificio.

In un dialogo inevitabilmente collegato alla contemporaneità più attuale, le opere e l’architettura sono opposti e allo stesso tempo coincidenti, come pelle e scheletro, come centro e periferia.

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