Tra provocazione e disapprovazione: il curioso caso dell’arte contemporanea in Italia

November 12, 2017

Tutta l’arte è contemporanea: questo il concetto attorno cui ruota un saggio di Vittorio Sgarbi, L’arte è contemporanea – ovvero l’arte di vedere l’arte, appartenente alla collana Grandi Passaggi della Bompiani; saggio in cui, il famoso critico italiano, rende omaggio all’arte recente, l’arte più fresca, ma fa notare con questo concetto come tutta l’arte, grazie alla definizione di contemporaneo (qualcosa che accade con - temporaneamente, in questo momento, in corso d’opera..), sia opera appartenente all’oggi, dunque al concetto più ampio di contemporaneo e non semplicemente di attuale.

Ma l’arte contemporanea che tanto ancora non siamo in grado di concepire, a differenza di quella del passato, è l’arte che vive nel nostro tempo; un’arte il cui inizio è riconducibile a partire dall’inizio degli anni ‘50 ad oggi ed oltre, e che sicuramente ha dato il via a tantissimi dubbi.

Dinanzi ad un’opera prettamente contemporanea, un’opera meglio dire dei nostri giorni, spesso, non capiamo e rimaniamo stupiti, crediamo alle volte che quell’opera d’arte potremmo farla anche noi, e altre volte ancora un nostro limite ci porta ad affermare ‘non è arte’.

Ma cos’è allora l’arte? Tutto può essere arte; basta il pensiero o un messaggio che l’artista vuol lanciare per scuotere e provocare le masse, anche con niente, proprio perché se l’arte è pensiero l’artista ha la facoltà di dirlo tramite il modo che più gli viene spontaneo utilizzare.

 

 

Parlando del nostro Paese, l’Italia, nonostante questo abbia lanciato a fine ‘800 la prima Biennale d’arte contemporanea, non sembra essere un Paese del tutto contemporaneo; ancora oggi l’Italia sembra stentare di investire sul futuro della propria arte, ancorandosi invece ad un passato di cui è promotrice nel mondo.

Tuttavia il Paese, nonostante la non accettazione di questa, da parte del pubblico, in toto, si muove dando spazio ad iniziative che permettono quanto meno di avvicinarsi a questo mondo, fatto di paradossi e provocazioni.

A Torino, da qualche giorno, si è conclusa la settimana dell’arte contemporanea, che ha permesso a questa di tornare ad essere protagonista di una grande sfida culturale, grazie a mostre, allestimenti, rassegne e protagonisti dell’arte di oggi, con eventi quale Artissima, Paratissima, The Others, Flashback, Flat, Operae e Dama, sette appuntamenti di portata internazionale.

Tra gli eventi citati, Artissima (giunta alla sua ventiquattresima edizione e sotto la guida di Ilaria Bonacossa, direttrice dal dicembre 2016, svoltasi quest’anno dal 3 al 5 novembre all’Oval, padiglione di vetro costruito per i Giochi Olimpici Invernali, nel complesso di archeologia industriale del Lingotto di Torino) è la principale fiera d’arte contemporanea in Italia; fondata nel 1994, si pone come obiettivo principale la presenza del mercato internazionale con una grande attenzione per la sperimentazione e la ricerca.

 

 

Partecipano a questa quasi duecento gallerie provenienti da tutto il mondo, aggiungendo a questo aspetto anche tre sezioni artistiche dirette da board di curatori e direttori di musei internazionali, dedicate agli artisti emergenti, al disegno e alla riscoperta dei grandi dell’arte contemporanea.

Artissima esce comunque ancora una volta vincitrice nella sua sfida verso il contemporaneo; i giudizi a distanza di qualche settimana sembrano essere al quanto positivi, grazie anche all’inserimento di nuove sezioni.

Sono dunque eventi come questo che possono scuotere l’animo, anche e soprattutto, dei non addetti ai lavori; eventi che consentono, grazie alla pubblicità, ai media e ai social, a cui oggi tanto ci affidiamo, di sensibilizzare l’occhio, ma prima ancora l’animo, nei confronti di un’arte che ancora stenta ad affermarsi, per i suoi modi troppo rivoluzionari e forse, alle volte, non al passo coi tempi.

 

Ma rimane certo che eventi di tale portata siano avvicinabili da una nicchia di pubblico già esperto e in grado addirittura di aspettarsi tanto altro, e perché no, anche di peggio.

La provocazione ad oggi risulta essere il miglior mezzo per far parlare degli artisti e della propria arte; forse perché per quanto difficile questa arte di oggi sia, sappiamo in fondo che l’arte del passato, non che ci abbia stancato, ma vogliamo nuovi stimoli, stimoli che positivamente o negativamente ci facciano esprimere e dire la nostra.

Ed è su questa lunghezza che cammina e lavora uno degli artisti di cui, nel bene o nel male, si parla ogni giorno: Maurizio Cattelan; l’artista a cui colleghiamo i bambini appesi all’albero, il Papa steso a terra colpito da un meteorite e un dito medio nella Piazza Affari a Milano; Cattelan, l’artista italiano più quotato, che come afferma egli stesso supera i limiti ogni volta ma solo di un centimetro.

Cattelan che fa arte, ma chiasso allo stesso tempo; e ci è riuscito anche attraverso i social: Instagram.

Sappiamo bene tutti come Instagram funzioni oggi: like, followers e pagina piena di ciò che si compie quotidianamente mediante foto, frasi, video e chi più ne abbia e più ne metta. Cattelan no; stravolge anche il suo utilizzo di Instagram.

La sua pagina si presenta col nome di The single post, e mostra un solo post ogni uno/due giorni, cancellando di volta in volta i precedenti, e lanciando altresì messaggi forti, di cui egli sappiamo bene esserne il padre, ad oggi, in Italia e non solo.

Così anche il suo Instagram diventa opera d’arte, un’opera d’arte fatta di un immagine effimera ed estemporanea come il presente, che obbliga il follower all’attenzione e alla velocità nel non perdere il post/opera.

 

 

 

Ed è allora per questo che il concetto di contemporaneo dovrebbe essere meno sottovalutato e non generalizzato: contemporaneo è un modo!
 

‘’Non c'è altro modo di essere contemporanei che essere qui e ora. Così, insieme alla contemporaneità di ciò che esiste c'è la contemporaneità di ciò che è esistito e continua a vivere."

Vittorio Sgarbi

 

Mery Scalisi: laureata in Comunicazione e valorizzazione del patrimonio storico artistico e specializzata in Progettazione artistica per l'impresa, lavora a stretto contatto con l'arte contemporanea, facendo di questa la chiave di lettura per ogni approccio lavorativo verso la quale si muove. Art is life, il motto attorno cui la sua esperienza lavorativa/artistica ruota.

 

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